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Scoperchiare la violenza, comporta la reazione aggressiva dei violenti. (ma io non ho paura)

Da anni mi occupo di violenza. Sulle donne e sui bambini. Me ne occupo come chiunque sa cosa voglia dire sposare una causa, nella vita, e portarla avanti con lucidità, determinazione e competenza. Me ne occupo talmente tanto da essere stata criticata nel tempo come una femminista (peraltro non è un’offesa) o una persona che parla e scrive per partigianeria, una tifosa in guerra coi maschi (ma quando mai), una rancorosa insoddisfatta, etc etc. Me ne sono occupata come collaboratrice per l’Unione Sarda, me ne sono occupata come blogger, me ne sono occupata nel quotidiano mettendomi a disposizione di chiunque me l’abbia chiesto, me ne sono occupata ascoltando ogni donna che mi ha contattata o che si è rivolta a me. Me ne sono occupata cercando di trovare soluzioni con le istituzioni e con i centri antiviolenza quando ho potuto, me ne sono occupata semplicemente guardando in faccia queste persone e dicendo loro “io ti credo”. Me ne sono occupata come consigliera comunale e ora nella commissione pari opportunità. Me ne occupo perché, per motivi che non sto a riportare, la ritengo una delle mie personali motivazioni ad agire.
Me ne occupo al punto da avere ricevuto qualsiasi tipo di critica e di violenza, appunto, proprio perché quando scoperchi la violenza (o qualsiasi altra radice maledetta socioculturale) i violenti si sentono toccati, e cercano di dimostrare che sia tu quella ad avere problemi. E cercano di isolare la tua voce con la forza e con l’intimidazione.
Ecco che, quindi, passare dalle parole ai fatti e sostenere con forza la mamma di Baressa, perché le credo, e non per partigianeria, ma perché mi fido di lei e di quello di cui mi ha messo a conoscenza, ha scatenato i soliti haters secondo i quali chissà quale motivazione ci sarebbe dietro il mio agire (che è coerente con quanto dico e faccio da anni, mettendoci la mia faccia e il mio nome).
Niente, non c’è niente, se non sostenere una donna in difficoltà e la sua bambina. Piuttosto, fatevi meno seghe mentali e scendete anche voi in piazza se dovesse servire. E se non dovesse servire trovatevi un altro bersaglio, perché a questo giro siete proprio cascati male. Respingo ai mittenti le accuse ridicole, le solite minacce e i tentativi goffi di farmi tacere.
La vostra puntuale violenza è la conferma che il mio agire è corretto, e la mia coscienza mi permette sonni tranquilli.

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