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S.Quirico: mozione M5S per difendere competenze urbanistiche dei comuni

Apprendo con soddisfazione della revoca della Convenzione con la Solar Power di ieri mattina da parte dell’amministrazione comunale di Oristano.
Nei giorni scorsi avevo depositato al protocollo la mozione che allego qui si seguito all’articolo e che chiedeva proprio di intervenire per difendere le prerogative del comune in materia di urbanistica per gli impianti come quello di San Quirico.

Nelle settimane scorse, l’Ufficio SUAPE del comune aveva dato l’assenso per la realizzazione di un pozzo alla stessa società per il medesimo impianto e la stessa amministrazione pur potendo, non aveva espresso alcun parere nell’apposita conferenza di servizi.


Prendiamo atto che ora l’amministrazione sembra aver ritrovato il lume della ragione e siamo contenti di aver contribuito come Movimento 5 stelle a risvegliarla.
Ribadisco con forza che il progetto della Solar Power è estraneo al nostro territorio. Un’ennesima violazione centralista, uno stupro ambientale, una speculazione indegna a beneficio di pochissimi, sulle spalle della nostra terra e di chi la vive, la abita e la valorizza.
La volontà popolare non si calpesta.

Patrizia Cadau
Capogruppo consiliare M5S
Oristano

Nei giorni scorsi si è svolto a Palmas Arborea un incontro pubblico del M5S contro il Termodinamico ibrido di San Quirico con Mario Puddu, candidato governatore della Sardegna e i portavoce nazionali

Testo integrale Mozione 

Al Presidente del Consiglio Comunale di Oristano

Al Sindaco di Oristano

Oggetto: mozione per la difesa delle prerogative dei consigli comunali nell’ambito dell’autorizzazione unica regionale in materia di impianti per la produzione di energie rinnovabili

Mozione

Premesso che

– ai sensi dell’art. 3, lettere d) e f), dello Statuto speciale approvato con Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, in armonia con la Costituzione e i principi dell’ordinamento giuridico della Repubblica e col rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali, nonché delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica, la Regione Autonoma della Sardegna ha potestà legislativa in materia di agricoltura e foreste e di edilizia ed urbanistica;

– ai sensi dell’art. 4, lettera e), dello Statuto speciale approvato con Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, nei limiti dell’art. 3 dello stesso Statuto speciale e dei principi stabiliti dalle leggi dello Stato, la Regione Autonoma della Sardegna emana norme legislative in materia di produzione e distribuzione dell’energia elettrica;

– ai sensi dell’art. 13, comma 1, del Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali) “Spettano al comune tutte le funzioni amministrative che riguardano la popolazione ed il territorio comunale, precipuamente nei settori organici dei servizi alla persona e alla comunità, dell’assetto ed utilizzazione del territorio e dello sviluppo economico, salvo quanto non sia espressamente attribuito ad altri soggetti dalla legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze”;

– ai sensi dell’art. 42, comma 2, lettera b) del Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali) il Consiglio comunale ha competenza in ordine ai piani territoriali ed urbanistici;

– ai sensi dell’art. 12, comma 3, del Decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 (Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità), “La costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili […] sono soggetti ad una autorizzazione unica, […] che costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico;

– ai sensi dell’art. 12, comma 4, del Decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 (Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità), “ […] Il rilascio dell’autorizzazione costituisce titolo a costruire ed esercire l’impianto in conformità al progetto approvato e deve contenere l’obbligo alla rimessa in pristino dello stato dei luoghi a carico del soggetto esercente a seguito della dismissione dell’impianto o, per gli impianti idroelettrici, l’obbligo alla esecuzione di misure di reinserimento e recupero ambientale […]”;

– ai sensi dell’art. 12, comma 7, del Decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 (Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità), “Gli impianti di produzione di energia elettrica, di cui all’articolo 2, comma 1, lettere b) e c), possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici. Nell’ubicazione si dovrà tenere conto delle disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale di cui alla legge 5 marzo 2001, n. 57, articoli 7 e 8, nonché del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, articolo 14”;

– ai sensi dell’art. 19, comma 1, del Decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 (Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità), Sono fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano che provvedono alle finalità del presente decreto legislativo ai sensi dei rispettivi statuti speciali e delle relative norme di attuazione”;

– l’art. 9, comma 9, dell’allegato A alla deliberazione della Giunta regionale n. 27-16 del 1 giugno 2011, prevedeva che “Nei casi di impianti ubicati al di fuori di apposite aree individuate dagli strumenti urbanistici comunali per la realizzazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili oppure nel caso di impianti di potenza superiore o pari a 1 MW collocati in aree diverse dalla zona urbanistica D o G specifica e che non consentono il mantenimento degli usi tipici, con particolare riferimento a quelli agro-silvopastorali, della zona urbanistica nella quale ricadono, è necessaria la variazione dello strumento urbanistico. In tali casi, in sede di conferenza, il parere dell’amministrazione comunale competente deve essere accompagnato dalla delibera del Consiglio Comunale di adozione della variante. La procedura di variante dello strumento urbanistico segue quanto previsto dall’art. 20 della L.R. 45/1989 e ss.mm.ii., nel rispetto dei termini previsti dall’art.12 del D. Lgs. 387/2003 per il rilascio dell’A.U.”;

– ai sensi dell’art. 14, comma 1, lettera b), della Legge regionale 3 luglio 2017, n. 11, il comma 6 dell’art. 20 della Legge regionale n. 45 del 1989 è così sostituito: “Le varianti al piano sono approvate con il medesimo procedimento di cui ai commi da 1 a 5. È fatta salva l’applicazione delle disposizioni legislative, regionali e nazionali, che attribuiscono all’autorizzazione o all’approvazione di progetti l’effetto di variante allo strumento urbanistico. In tali casi la coerenza di cui al comma 5 è espressa dai rappresentanti della Regione in conferenza di servizi, senza necessità di acquisizione del parere del Comitato tecnico regionale per l’urbanistica”;

l’Allegato A alla deliberazione della Giunta regionale n. 3/25 del 23 gennaio 2018, che ha sostituito l’allegato A alla deliberazione della Giunta regionale n. 27-16 del 1 giugno 2011, prevede ora che “L’Autorizzazione unica costituisce variante automatica allo strumento urbanistico ai sensi del comma 3 articolo 12 del D. Lgs. n. 387 del 2003 e della L.R. n. 11 del 2017 e dell’articolo 20 comma 6 della L.R. n. 45 del 1989 come novellato dall’articolo 14, lettera b), della L.R. n. 11 del 2017” (art. 10, comma 9, dell’Allegato A alla delib. G.R. n. 3/25 del 23 gennaio 2018) e, ancora, che “L’Autorizzazione unica costituisce titolo a costruire ed esercire l’impianto, le opere connesse e le infrastrutture indispensabili in conformità al progetto approvato e nei termini ivi previsti” (art. 12, comma 5, dell’Allegato A alla delib. G.R. n. 3/25 del 23 gennaio 2018);

considerato che

– il quadro normativo dianzi descritto, mentre evidenzia da un lato – nei confronti dello Stato – l’inspiegabile rinuncia da parte della Regione Autonoma della Sardegna ad esercitare appieno la sua potestà legislativa primaria in materia urbanistica, dall’altro evidenzia – nei confronti del sistema degli Enti locali – un inspiegabile accentramento di poteri in capo alla Regione, privando di fatto i Comuni delle competenze ad essi attribuite dalla legge in ordine all’assetto e all’utilizzazione del territorio e alla pianificazione territoriale e urbanistica;

– per quanto attiene all’ubicazione degli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, si rende necessario e urgente ripristinare la corretta e leale collaborazione tra lo Stato, la Regione Autonoma della Sardegna e il sistema delle Autonomie locali, nella piena osservanza delle rispettive competenze istituzionali;

ritenuto, inoltre, di dover condividere

– la visione strategica del P.E.A.R.S. 2015-2030 (Piano Energetico Ambientale della Regione Sardegna), adottato definitivamente con Deliberazione della G.R. n. 45/40 del 2 agosto 2016, di mitigare “gli impatti causati sino ad oggi dalla realizzazione delle FER grazie ad un loro condizionamento alla strategia energetica regionale, indirizzando la vecchia e la nuova generazione da fonti rinnovabili rispetto al passato nel paradigma della generazione distribuita asservita all’autoconsumo e integrata nel modello gestionale delle smart grids e delle smart communities, nonché gli obiettivi specifici indicati dal P.E.A.R.S. e, in particolare, l’obiettivo specifico OS2.2 Promozione della generazione distribuita da fonte rinnovabile destinata all’autoconsumo;

visti

lo Statuto speciale per la Sardegna approvato con Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3;

la Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45 (Norme per l’uso e la tutela del territorio regionale);

il Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali);

il Decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 (Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità);

la Legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, il Piano paesaggistico regionale e le relative Norme di attuazione;

la deliberazione della Giunta regionale n. 27/16 del 1 giugno 2011;

il Piano Energetico Ambientale della Regione Sardegna, adottato definitivamente con deliberazione della G.R. n. 45/40 del 2 agosto 2016;

la Legge regionale 3 luglio 2017, n. 11;

la deliberazione della Giunta regionale n. 3/25 del 23 gennaio 2018;

impegna Sindaco e Giunta

a) ad esprimere la più ferma contrarietà al rilascio da parte della Regione Autonoma della Sardegna di autorizzazioni uniche per la costruzione e l’esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in deroga alle previsioni degli strumenti di governo del territorio (il Piano paesaggistico regionale e le relative Norme di attuazione, il Piano stralcio per l’assetto idrogeologico del bacino unico regionale, i Piani urbanistici comunali, etc.) e alle disposizioni normative e alle direttive regionali in materia urbanistica ed edilizia;

b) di chiedere alla Regione Autonoma della Sardegna che, nei procedimenti di valutazione di impatto ambientale di autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, oltre a tenere nella debita considerazione “le disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale di cui alla legge 5 marzo 2001, n. 57, articoli 7 e 8, nonché del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, articolo 14”, vengano rispettati i pronunciamenti ufficiali del Consigli comunali nei cui territori dovrebbero essere ubicati gli impianti e, più in generale, quelli delle Comunità direttamente interessate dagli impatti che la realizzazione degli impianti comporterebbero;

c) di chiedere alla Giunta regionale della Sardegna che, ai sensi dell’art. 12, comma 10, del Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 (Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità), in attuazione delle Linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili approvate con Decreto Interministeriale 10 settembre 2010, e come peraltro già fatto per gli impianti fotovoltaici a terra (con Deliberazione della G.R. n. 27/16 del 1 giugno 2011, allegato B) e per quelli alimentati da fonti di energia eolica (con Deliberazione della G.R. n. 40/11 del 7 agosto 2015), si doti con urgenza di uno strumento di pianificazione che indichi le aree e i siti non idonei alla installazione degli impianti solari termodinamici, ricomprendendovi – fra le altre – le aree a spiccata vocazione agro-pastorale e ad elevata-media capacità d’uso del suolo, nonché le aree contigue a zone sottoposte ai vincoli di cui al Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137);

d) di chiedere al Consiglio regionale della Sardegna, di voler prevedere un’apposita norma che, con riferimento ai procedimenti di valutazione di impatto ambientale e autorizzazione unica relativi a impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, riaffermi la competenza primaria della Regione Autonoma della Sardegna in materia urbanistica e, a cascata, degli strumenti di pianificazione regionali e locali e, in modo particolare, del Piano paesaggistico regionale e dei Piani urbanistici comunali;

e) nelle more dell’adozione degli atti di cui ai precedenti punti c) e d), di chiedere alla Giunta regionale la sospensione di qualsivoglia procedimento di valutazione di impatto ambientale o di autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili;

f) di impegnare il Sindaco e la Giunta comunale a voler rappresentare in tutte le sedi le criticità e le proposte operative di cui alla presente deliberazione;

g) di trasmettere copia della presente deliberazione al Presidente della Giunta regionale e, per quanto di rispettiva competenza, agli Assessori regionali dell’Agricoltura e Riforma agro-pastorale, della Difesa dell’Ambiente, dell’Industria e degli Enti locali, Finanze e Urbanistica, oltre che al Presidente del Consiglio regionale della Sardegna, al Presidente della IV Commissione consiliare “Governo del territorio, Ambiente, Infrastrutture, Mobilità” e agli Onorevoli Presidenti dei Gruppi consiliari.

 Patrizia Cadau

Capogruppo Consiglio Comunale Oristano M5S

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