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La Regione affonda la Sanità Oristanese, San Martino al collasso

Oristano.
Ieri in consiglio comunale si discuteva delle pesanti criticità dell’Ospedale San Martino. Si sono presentati in molti ad argomentare i propri pistolotti sulla Riforma Sanitaria, sui costi, sui milioni di euro, sugli atti di riforma ospedaliera dovuti (DOVUTI A CHI?).
Un passaggio triste e schizofrenico, dove da una parte i nostri medici, dirigenti, lamentavano situazioni di trincea, per assenza di personale, per il sentirsi sempre periferia, per l’impotenza di non poter più garantire livelli essenziali di cura e dall’altra l’Assessore regionale alla Sanità e il Direttore Amministrativo della ASL sostenere con, quella che in altri casi si potrebbe definire la faccia come il … “Non abbiamo di che lamentarci”. Ma grazie, anche io fossi in loro non avrei di che lamentarmi. E poi via il codazzo di consiglieri regionali chi da una parte chi dall’altra a dire, senza ricordare mai una volta la parola “malati” o “cittadini”, ripetendo in continuazione “ma non vogliamo qui fare processi o cercare responsabilità”, e dimenticando invece che se uno sfascio esiste, esiste anche un colpa e una responsabilità, che va assolutamente individuata, perché in questo contesto stiamo assistendo alla triste transumanza di malati, famiglie, che da qui quando va bene si spostano a Cagliari, ma ormai, nemmeno Cagliari è sufficiente e ci si sposta a Milano o Verona.
Sono intervenuta in aula, esprimendo tutto il mio disappunto, sottolineando invece la responsabilità di tutti, non solo dell’assessore che avevo di fronte, ma di una politica scellerata e menefreghista che si era alternata nel corso dei decenni, con la precisa regia di cancellare Oristano dalla cartina geografica, ricordando a chi prima aveva posto l’esigenza di parlare per aree vaste, che l’ospedale di Oristano copre un bacino di 150.000 utenze, (e centocinquantamila persone per me rappresentano un’area vasta), che a Oristano bisogna essere fortunati a farsi venire un infarto dalle 8.00 alle 14.00, altrimenti si tenta la fortuna a Cagliari, e così via in una lunga escalation che mi ha portata ad assumere toni forti e accesi. Peccato, lo streaming del sito istituzionale del comune si è interrotto proprio un attimo prima che cominciasse a pronunciarsi il consiglio comunale.
Quindi lo scrivo anche qua.
Trovo vergognoso e indecente applicare la ragioneria cruda dei numeri per giustificare le politiche di macelleria sociale che penalizzano il nostro territorio e costringono alla non cura migliaia di persone, ledendo il diritto inviolabile alla salute. Trovo deplorevole che le voci della politica si rimbalzino il pallino della responsabilità, negando i problemi o ammettendo criticità in un’ottica di pronto risanamento, mentre è sotto gli occhi di tutti che il nostro ospedale è al collasso. Trovo imbarazzante il silenzio della politica, tranne durante le campagne elettorali, e ancora di più quando la politica inchiodata alle proprie responsabilità non sappia fare di meglio che cercare di ipnotizzare i cittadini edulcorando la pillola.

Patrizia Cadau

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