Home / Cultura / Baressa. Dal Lazio ci intimano il silenzio. Perché non si sappia che a una bambina è vietato vedere e sentire la madre.

Baressa. Dal Lazio ci intimano il silenzio. Perché non si sappia che a una bambina è vietato vedere e sentire la madre.

La Nuova Sardegna, 07/07/2018

In merito alla mamma di Baressa, volevo umilmente dire, nello specifico della nuova ordinanza proveniente dal Lazio, che ho letto e che sembrerebbe minacciare tutti di ritorsioni sulla signora Michela, (ritorsioni già messe in essere soprattutto sulla bambina, privandola della madre), a meno di non stare tutti zitti (cosa che, quasi tutti stanno facendo benissimo), che le presunte intimidazioni basate su ruoli di potere acquisiti ai danni di cittadini che non possono difendersi, in questo paese hanno un nome specifico. “Mafia”.


Chi tace è complice. Chi se ne frega è complice.


E mi rivolgo soprattutto a chi vive qui e segue questa vicenda a due passi da casa sua, alla politica che davanti ad una situazione così anomala è lontana a pontificare su 4 sbarchi e definisce una vicenda del genere come fatto tra privati, alle femministe e commissarie che si riempiono la bocca ogni due per tre di parole come “bambini” “violenza” “pari opportunità”, a tutti quelli che pontificano di diritti umani dietro la tastiera, ad avvocati che sanno sempre da che parte stare quando ci sono le vetrine, ma che scompaiono quando ci sarebbe da dire qualcosa, a tutti quelli che giuridicamente possono esprimersi davvero su questa vicenda, all’ordine degli psicologi che non si capisce dove sia finito, ai paladini delle scarpette rosse e dell'”io ti credo”, finché non c’è da rimboccarsi le maniche e combattere per davvero, invece di saltellare in piazza e fare i flash mob.
A tutti quelli che hanno paura perché sanno, a chi attraverso la paura esercita potere e controllo.
Siete complici, vergognatevi tutti.

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