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Anthony Muroni intervista Patrizia Cadau, oggi sul Blog del Giornalista

E’ uno dei giornalisti più autorevoli e conosciuti dell’isola.Oggi nel suo  Blog ha pubblicato un’intervista a Patrizia Cadau, che qui ripubblichiamo.

Anthony Muroni è nato in Australia da una famiglia originaria di Sassari, ma ha le sue radici giornalistiche nell’oristanese, a Tresnuraghes.

Inizia a collaborare con le pagine sportive del quotidiano La Nuova Sardegna all’età di 18 anni. Nel 1993 inizia a occuparsi di cronaca per lo stesso giornale, diventando corrispondente dal Montiferru. Dal 1997, per tre anni, coordina la redazione giornalistica di Radio Planargia, emittente della diocesi di Alghero-Bosa. Nel gennaio 2000 viene assunto dal quotidiano L’Unione Sarda e assegnato alla redazione di Oristano, dove si occupa di cronaca nera a giudiziaria, oltre che del coordinamento della pagina del Marghine-Planargia. Nel 2003 è trasferito alla redazione di Macomer, dove resta sino alla chiusura, nel 2006. Dal 2006, per tre anni, si trasferisce nella redazione di Nuoro del quotidiano cagliaritano, dove si occupa di cronaca nera e sindacale. Nel dicembre 2008 è trasferito nella redazione centrale di Cagliari, dove si occupa di politica comunale nel capoluogo. Dall’aprile 2011 è alla guida del reparto Politica e, contemporaneamente, assume la conduzione della trasmissione televisiva “Dentro la notizia”, in onda su Videolina. L’8 giugno 2013 diventa direttore del quotidiano L’Unione Sarda, carica da cui si dimette il 9 settembre 2016. Contestualmente lascia anche le direzioni di Radiolina e Unionesarda.it, che aveva rispettivamente assunto il 1º gennaio 2014 e il 2 marzo 2015.

 link Intervista a Patrizia Cadau

Ripubblichiamo qui il testo integrale dell’intervista dal sito

http://www.anthonymuroni.it/2018/05/03/politica-sardegna-voglia-novita-dieci-domande-patrizia-cadau/

Politica, Sardegna e voglia di novità. Dieci domande a… Patrizia Cadau
Patrizia Cadau, 45 anni, psicopedagogista, è una combattiva consigliera comunale del Movimento Cinque Stelle a Oristano.

Con lei parliamo della situazione politica e dello stato di salute del suo movimento nell’Isola.

Il confronto sul governo è arrivato al momento decisivo. Qual è la soluzione che lei giudica più probabile?

Le elezioni politiche hanno consegnato un paese diviso in tre dove nessuno ha la maggioranza per governare da sola. La legge elettorale voluta dai padroni del centrodestra e del centrosinistra, e che noi abbiamo combattuto con tutti i mezzi, ci ha consegnato una situazione difficile in cui abbiamo tentato ogni tipo di dialogo per dare stabilità al paese. Ma a tutto c’è un limite e Luigi Di Maio si è mosso con estremo senso di responsabilità.
Lo stallo approderà probabilmente al varo di un governo Istituzionale che, come ha anticipato Di Maio, noi non sosterremo. Si tratterà di una compagine temporanea utile a portare a nuove elezioni a giugno o al più tardi ad ottobre.
Altre ipotesi sono state verificate e sono risultate impercorribili. Andare al governo senza poter attuare un vero cambiamento non interessa il Movimento, ed è giusto che la parola torni al popolo.

Se questo scenario dovesse verificarsi, cosa è lecito aspettarsi di concreto, dal punto di vista dell’azione legislativa ed esecutiva?

Se ci sarà un governo prima del ritorno al voto è lecito aspettarsi nulla di più che un’eventuale e necessaria nuova legge elettorale .
Sarà poi il nuovo parlamento a dare finalmente il governo del cambiamento che noi auspichiamo.

È corretto dire che la prova del governo rischia di cambiare la natura originaria del Movimento?

Il rischio c’è, ma per questo occorre mantenere ben saldi principi e valori della partecipazione diretta dei cittadini, della meritocrazia e competenze. Il Movimento si è attrezzato per portare al governo del paese le migliori intelligenze e sensibilità che possano interpretare la richiesta di cambiamento che viene dal paese.

Il futuro del bipolarismo italiano è quello Di Maio-Salvini? E in Sardegna, nel caso, che accadrà?

Intanto le elezioni dal 2013 indicano che con la presenza del Movimento, il panorama politico italiano da bipolare è diventato tripolare.
Agli storici schieramenti di centrosinistra e centrodestra dal 2013 c’è anche il Movimento 5 Stelle che è oggi la prima forza politica in Italia.
Il voto del 4 Marzo ha visto la Sardegna essere tra le roccaforti nazionali del Movimento. Qui abbiamo alzato la media nazionale di ben 10 punti % arrivando ad uno straordinario 42%. Questo indica che in realtà nell’isola, se di bipolarismo dobbiamo parlare è quello tra 5 Stelle e tutti gli altri messi assieme.

Le elezioni regionali del Molise e del Friuli, come già era accaduto nel Lazio e in Sicilia, hanno confermato il fatto che gli elettori votano in maniera differente, a seconda della circostanza. Questo vi preoccupa, nell’ottica delle Regionali sarde?

Sappiamo bene che le elezioni regionali sono storicamente competizioni più complesse e difficili rispetto a quelle politiche. Ogni elezione amministrativa, regionale o comunale che sia, vede molto più alto il rischio di condizionamento dei poteri locali, clientele, famiglie. Il voto di opinione alle regionali è penalizzato. Per questo dobbiamo fare affidamento su due cose: Programma di radicale cambiamento e scelta partecipata dei candidati, partendo dalla valorizzazione dei nostri attivisti storici e di tutte le esperienze e capacità indipendenti, slegate dai vecchi partiti responsabili del disastro economico della Sardegna.

Il Movimento ha una sua idea di Sardegna? O, nel caso, la sta costruendo?

Il Movimento è per definizione un divenire. Da qui alle elezioni avremo una fase di ascolto con tutte le realtà locali. Personalmente auspico la piena utilizzazione della nostra Autonomia Speciale e penso che la Sardegna possa pensare ed arrivare anche ad un patto federativo con lo Stato Italiano.

Il deficit di vero rinnovamento delle classi dirigenti è quel che più potrebbe frenare la credibilità delle proposte della classe politica sarda. Come pensate, concretamente di superare questa difficoltà?

Con il ricambio. Le classi politiche di centrosinistra e centrodestra, alternate in questi decenni hanno fallito. Sono state una banale e disastrosa alternanza e non una reale alternativa.
Penso che la Sardegna abbia le risorse umane e le competenze per voltare pagina. Abbiamo anche una specificità che ci rende totalmente unici e liberi nel panorama politico: per noi la politica è un servizio che c’impegna con entusiasmo e libertà.
I nostri candidati, i nostri attivisti sono persone libere da logiche clientelari, da subordinazione a padrini e potenti di turno. Non c’è spazio per le scorciatoie nel MoVimento ma un impegno concreto dal basso: la mia esperienza politica ne è la prova. Sono stata indicata dagli attivisti, ho vinto le comunarie, sono stata candidata a sindaca con una lista di 22 persone, da sola contro 400 candidati e una ventina di liste, senza avere un cognome importante, amicizie particolari, rapporti con esponenti politici di vecchio corso, e soprattutto senza avere promesso nulla a nessuno. Sono quindi libera, nella condizione di non dovere niente a nessuno se non agli elettori, ai cittadini e al programma per cui mi sono spesa in campagna elettorale e per cui mi impegno nel consiglio comunale di Oristano. Detto questo, credo che poter trasmettere questo messaggio, viverlo, sia quanto di più stimolante per chiunque abbia davvero voglia d’impegnarsi in un percorso politico. E questo per ora lo può garantire solo il Movimento 5 stelle.

Riuscirete a resistere all’inevitabile corteggiamento che arriverà da quell’incrocio di poteri che da sempre è vicino al governo regionale, a prescindere dal suo colore?

Dobbiamo farlo e direi che ci viene anche facile. Resistere alle sirene delle lobby, burocrazia e poteri forti è nel dna del Movimento 5 Stelle. Se vogliamo è anche abbastanza divertente osservare tutto il trambusto della solita politica, che umanamente parlando è perfino imbarazzante, nel tentativo maldestro di farsi imbarcare nel treno vincente cinque stelle. A tutto ciò rispondiamo con consapevolezza, responsabilità, grande ironia e senso dell’umorismo. Del resto siamo tutti “creature” di un grande stand up comedian italiano, che ha saputo catalizzare l’attenzione e l’impegno di milioni di persone su battaglie civiche, umane e politiche.

In uno dei suoi primi comizi sardi, Grillo disse che la Sardegna dovrebbe autogovernarsi, senza i partiti italiani. E allora perché il Movimento dovrebbe candidarsi alla guida della Regione?

La partecipazione diretta dei cittadini, il tema della sovranità territoriale, l’attenzione alle criticità e alle vocazioni dei territori stanno alla base dei principi e valori storici del Movimento. Per questo il Movimento si candida a guidare la Regione Sardegna. Sappiamo di poter fare da apripista ed essere, proprio per la nostra peculiarità e specificità sarda, la prima regione in Italia guidata dal Movimento 5 Stelle.

Se lei avesse la possibilità di incidere sul programma elettorale, su quali tre parole punterebbe per il febbraio 2019?

Sostenibilità, Sardità e Innovazione, possono essere le parole chiave del nostro programma.
Occorre ripensare la nostra economia, partendo dalla valorizzazione di tutte le nostre risorse, anche attraverso le nuove tecnologie. Viviamo in una terra privilegiata, per clima, fertilità, bellezze paesaggistiche, storiche e naturali, nel centro del Mediterraneo.
Dobbiamo dare ai nostri giovani la possibilità di rimanere nell’isola creando opportunità concrete per loro, riducendo l’ assistenzialismo e accantonando le vecchie industrie che hanno prodotto devastazione e precariato. È necessario rimodulare l’agenda politica sulla Sardegna e dire no al centralismo nel momento in cui i nostri interessi sono messi in secondo piano. Non siamo una colonia.
Un’ultima parola, se posso, la vorrei spendere perché non solo nel nostro programma ma in tutte le agende politiche venga messa tra le priorità un netto contrasto alla disuguaglianza di genere e alla violenza sulle donne. Non si può parlare di giustizia e di sviluppo se non viene immediatamente riequilibrato questo scompenso che si lega inesorabilmente allo spopolamento, all’impoverimento socioculturale, al calo della natalità fino alle forme più estreme di violenza a cui la cronaca ci ha abituati. Bisogna rovesciare questo paradigma, non ci sono più scuse.

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